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Arte

LA PITTURA SPAZIALE DI RICCARDO DE MARCHI

La galleria A arte Invernizzi inaugura giovedì 23 maggio alle ore 18.30 una mostra personale di Riccardo De Marchi dal titolo “àllai opaì”.

In questa mostra Riccardo De Marchi presenta le sue opere più recenti in un nuovo progetto espositivo ideato specificatamente per la galleria. Strano il titolo “àllai opaì” che utilizza il termine greco “opé” – che può essere tradotto come “buco” o “foro”, ma anche come “vista” o “orbita oculare” – per evocare l’idea della visione “attraverso” il foro, o i fori.

La pittura spaziale di Riccardo De Marchi

Riccardo De Marchi (Tarvisio, 1964) esordisce nel 1986 con una personale alla Fondazione Bevilacqua la Masa di Venezia. Mentre il 1993 è quello della prestigiosa partecipazione a Deterritoriale, la Biennale di Bonito Oliva. Tra il 2002 e il 2005 l’artista sbarca oltreoceano alla Artcore Gallery di Toronto e alla Riva Gallery di New York. Segue la presenza alla Guggenheim di Venezia e al Museo Fortuny. É ancora al Mart nel percorso espositivo dedicato alla collezione VAF-Stiftung e al MACRO di Roma con una rassegna personale dal titolo Fori romani.

La sua ricerca ha inizio da tela e pittura materica all’insegna di un ritmo compositivo e di una gestualità di matrice pollockiana. “Lui sgocciola, io buco”: così più di una volta l’artista esprime il suo debito verso Pollock e verso la poetica del momento creativo inteso come atto performativo e traccia della presenza umana.

Un passaggio successivo vedrà la tela carica di colore sostituita dai supporti rigidi ma l’ultimo aggiustamento, in una ricerca che vuole essere il più possibile alleggerita e affrancata da ogni tipo di retaggio storico e culturale, è stato quello dell’abbandono della forma simbolica a vantaggio di una trama lineare fatta da quasi infiniti piccoli fori.

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Riccardo De Marchi. Àllai opaì (altri buchi), 2019 Courtesy A arte Invernizzi, Milano

La mostra

Nei lavori esposti nella prima sala del piano superiore della galleria A arte Invernizzi, come “Testo Infinito” o “9 pagine”, noterete come l’artista metta in atto, forando la materia, una continua contrapposizione tra superficie e volume, tra presenza e assenza. Mentre nella seconda sala del piano superiore, alcuni lavori in acciaio della fine degli anni Novanta, che si presentano come lastre arrotolate su se stesse e poste a terra, vengono messi in dialogo con l’opera “Senza titolo” in alluminio e polietilene del 2019.

La mostra prosegue al piano inferiore della galleria.  Qui i fori attivano le superfici in alluminio, plexiglas, acciaio e polietilene di opere quali i due “Senza titolo” del 2019 e “…Attraverso…” del 2018. E ancora altre opere quali “Muro” e “Nessun dove” – entrambi del 2019 – in cui ritroviamo diversi elementi affiancati, come i “mattoni”, o sovrapposti in un’alternanza di lastre in prexiglas e accaio inox a specchio che aumentano la percezione di spazialità.

Alla galleria A Arte Invernizzi – Via Scarlatti, 21 – Milano. Dal 23 maggio al 19 luglio.

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