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INTERVISTA: PAOLA ANGELINI, DIPINTI TRA FIGURE, COLORI E LUCE

INTERVISTA: PAOLA ANGELINI, DIPINTI TRA FIGURE, COLORI E LUCE

LA PITTRICE DI SAN BENEDETTO DEL TRONTO RACCONTA LA SUA ARTE E LE MOSTRE IN PROGRAMMA

Un’intervista con Paola Angelini è sempre piacevole. Perché l’artista marchigiana, formatasi a Venezia presso lo IUAV, non si limita a rispondere in modo didascalico alle domande. Angelini aggiunge ai suoi pensieri anche la storia dell’arte. La sua, quella che ha metabolizzato con l’esperienza. Mescolando, idealmente, Licini con Tiziano e il celebrato Tintoretto, si arriva a intuire parte della sua opera. L’hanno già compresa gallerie d’arte contemporanea come Massimo De Luca e Monitor, dove attualmente è in mostra ancora per pochi giorni.

Un dipinto di Paola Angelini
Intervista, Paola Angelini. Senza titolo, 30 x 40 cm, Olio su tela, 2016-2019.

INTERVISTA A PAOLA ANGELINI

Paola, da quanti anni dipingi ormai e quali strade ha preso la tua arte?

Dipingo dall’età dell’ adolescenza. Durante le ore di lezione al liceo scientifico disegnavo. Avevo un’insofferenza ad essere costante a scuola e il disegno mi aiutava a provare una sorta di intimo piacere. Mio padre poi ha compreso questa mia attitudine e ho iniziato a fare delle grandi astrazioni colorate, con forme mentali molto precise e dettagliate. Mi sono data un soprannome all’eta di 17 anni che probabilmente mi aiutava a identificarmi maggiormente in quello che dipingevo. Ad avere una identità voluta da me. Ho scelto poi di proseguire gli studi in Accademia e da li non ho più smesso: sono circa diciassette anni che lo faccio in modo consapevole. La strada che sta prendendo la mia pratica è quella sempre più legata ad un processo di identificazione e consapevolezza. Da quel nucleo di spontanea necessità ho trovato il punto di partenza da cui probabilmente non mi sono mai distaccata. 

A riempire i tuoi lavori sono due elementi fondamentali: i colori e le figure. Come avviene il processo di realizzazione?

Sulla tela, ovviamente, da un processo mentale e di costruzione materica rimangono figure e colori. A me rimangono tante altre cose, rimane un’esperienza. Comunque ogni volta questo processo è diverso e uguale, ha delle abitudini e anche dei vizi che fanno parte del mio modo di procedere. Ultimamente, ad esempio, mentre dipingo ho iniziato a scrivere in modo compulsivo, prima e dopo aver dipinto. Sono pagine scritte senza la volontà di essere condivise.

IL PROCESSO PITTORICO SI ESAURISCE CON LA SCRITURA

Tuttavia mi fanno esaurire attraverso un’altro linguaggio tutti quei meccanismi mentali che si attivano davanti ad una tela. Pulisco il pennello forse tramite la scrittura e poi posso “dire” quello che resta con la pittura. Nel fare di un dipinto subentrano tanti strati di coscienza più o meno consapevoli e per crescere in questo linguaggio ho bisogno di attraversarli e decantarli. Se in questo scrivere, ad esempio, esaurisco la storia, sulla tela rimane una composizione di soggetti che ha un reale peso. La materia che li compone è l’aspetto grazie al quale i soggetti divengono essenziali. 

Un dipinto di Paola Angelini
Intervista, Paola Angelini. Paola Angelini – Senza titolo, 40 x 50 cm, Olio su tela, 2019.

I tuoi soggetti, in particolare, non sono mai completamente definiti; come se una folata di vento ne spostasse i tratti somatici precisi. Tutto ciò deriva da uno stato emotivo-personale o è il tuo modo di vedere il mondo oggi?

Non mi sono mai posta la domanda in questi termini. Per me i dipinti possono essere disegnati tramite la pittura oppure realizzati con il colore e la bellezza dell’olio che evoca luce e atmosfera. A volte quando queste due componenti si mischiano – ovvero il pensiero sintetico di un tratto e l’aspetto evocativo della pittura. Subentra consapevolmente una sorta di contraddizione da cui è difficile uscire. L’atmosfera che ricordo nei dipinti di Scipione, che sento particolarmente affine, o meglio mi parlano. Oppure la linea sottile e sintetica di Licini si mescolano in un vortice temporale con le masse accennate da Tintoretto o le luci bianche di Tiziano. Cosi il disegno si cancella con la luce e la linea a volte si ridefinisce con la pittura. 

INTERVISTA: PAOLA ANGELINI, LE PROSSIME MOSTRE

Prato, Venezia: sono molte le città dove hai esposto. Quali sono le tue prossime mostre?

Ancora per qualche giorno è possibile visitare la mostra If It Is Untouchable It Is Not Beautiful, ideata da Paola Capata. È alla Monitor Gallery di Roma. Si tratta di una collettiva di artiste che lavorano con la pittura. Inoltre sto preparando per novembre una personale in Norvegia; da poco lavoro con una galleria di nome Brandstrup di Oslo. Si tratta di uno spazio di riferimento per la pittura in Norvegia. Loro collaborano con uno spazio a Stavanger, BGE Contemporary Art, dove da poco ha inaugurato uno degli artisti che più stimo : Bjarne Melgaard. Per questo sono molto contenta e non vedo l’ora di iniziare a lavorare per questa mostra!

In estate contribuirò al progetto Straperetana di Paola Capata, Saverio Verini e Delfo Durante a Pereto. A fine giugno realizzerò il Palio della Quintana di Foligno insieme all’artista Aryan Ozmaei invitate da Pierluigi Metelli. La trovo un’occasione particolarmente interessante e di crescita per il mio lavoro. Altri progetti sono ancora in via di definizione.

In aprile torna MIART: parteciperai quest’anno?

A MIART non ci sarò.

Immagine di copertina di Mauro Romanzi.

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Ilaria Introzzi
Articoli dell'Autore / Ilaria Introzzi

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