GERMANO CELANT ANALIZZA IL PERCORSO ARTISTICO DI MARCO BAGNOLI

GERMANO CELANT ANALIZZA IL PERCORSO ARTISTICO DI MARCO BAGNOLI

In questo bel  volume “Marco Bagnoli”,   Germano Celant – tra i maggiori curatori e storici dell’arte italiani – analizza e documenta, attraverso un testo critico e una dettagliata cronologia, il percorso artistico di Marco Bagnoli dagli anni settanta a oggi.

Il volume si propone di offrire un completo ed esaustivo excursus storico sulla ricerca di Marco Bagnoli. Per portare a compimento questa pubblicazione Germano  Celant ha  potuto contare sulla collaborazione dell’artista stesso, che ha messo a disposizione il suo tempo e il suo archivio.

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Marco Bagnoli – Il volume

Il libro  è composto da un saggio introduttivo a firma di Germano Celant, da una cronologia  sempre a firma di Germano Celant e Antonella Soldaini, dalle note relative al testo della cronologia, dalla trascrizione dei testi d’artista presenti in cronologia, dal catalogo  e dagli apparati.

Il saggio, le relative note e il corredo fotografico analizzano in forma critica il lavoro dell’artista sulla base di contributi storiografici e in relazione al contesto storico e culturale in cui si è trovato e si trova attualmente ad agire.

 

Conosciamo meglio i due personaggi di cui stiamo parlando:

Germano Celant

Nato a Genova nel 1940, è tra i maggiori curatori e storici dell’arte italiani. Ha coniato la definizione di Arte Povera battezzando così  il movimento italiano che, dalla seconda metà degli anni Sessanta in poi, si è affermato in tutto il mondo.

Si iscrive prima  ad ingegneria, onestamente senza alcun interesse per la materia, e dopo i primi pessimi voti passa a lettere.   È in questo  periodo che comincia a frequentare un giro di pittori.  “La sera, come dei catecumeni, ci riunivamo a leggere estasiati l’estetica di Galvano Della Volpe”.

Inizia così  a mettere il suo primo piede  nel  mondo dell’arte. Battisti lo invita  a scrivere sulla rivista Marcatrè.  Facendo  la spola tra Milano e Torino conosce  Arturo Schwarz e Gian Enzo Sperone. Due straordinari galleristi, con una grande storia culturale alle spalle. Poco dopo,  nel 1964,  Celant viene chiamato  da  Zorzi, che lavorava per Comunità, che  gli chiede di progettare un libro sul design dell’Olivetti.

Ma i suoi anni più importanti e formativi sono quelli che vanno dal 1966 al ’69.  A Torino conosce il nucleo di quello che sarà l’Arte Povera. Sempre a Torino grazie a Sperone assiste alla prima mostra di Andy Warhol.  Arriva la Pop Art.

Mame arte GERMANO CELANT ANALIZZA IL PERCORSO ARTISTICO DI MARCO BAGNOLI L'atelier di Marco BagnoliGermano-Celant.
Germano Celant

Curriculum

Germano Celant ha curato mostre in tutto il mondo e pubblicato oltre centinaia di libri e cataloghi. È stato contributing editor per “Artforum”  e ” Interview Magazine”, New York.  Scrive regolarmente per le riviste italiane “L’Espresso” e “Interni”. Nel 2013 ha ricevuto il The Agnes Gund Curatorial Award da parte dell’Independent Curators International, New York.

È stato senior curator al Solomon R. Guggenheim Museum di New York dal 1989 al 2008, nel 1996 è stato co-direttore artistico della prima Biennale di Firenze, nel 1997 direttore della 47. Biennale di Venezia e supervisore artistico della programmazione di Genova 2004, Capitale Europea della Cultura.

Dal 1995 è direttore e dal 2015 soprintendente artistico e scientifico della Fondazione Prada. È anche curatore della Fondazione Aldo Rossi a Milano e della Fondazione Annabianca e Emilio Vedova a Venezia. Ultimamente ha curato la mostra ” Arts & Foods. Rituali dal 1851 ” per il Padiglione d’Arte di Expo 2015 alla Triennale di Milano e nel 2016 è stato  inoltre project director di The Floating Piers, opera di Christo e Jeanne-Claude al Lago d’Iseo.

 

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L’atelier di Marco Bagnoli

Marco Bagnoli

Nell’età d’oro della sperimentazione immaginativa e culturale, quella della fine degli anni ’60 e ’70, Bagnoli intraprende una strada tutta sua, portando a un superamento, o meglio una sintesi, di tendenze lineari e univoche che hanno segnato l’arte minimal e concettuale.

 La sua è  un’indagine sul potenziale cognitivo dell’immaginario, che fonde il pensiero intuitivo e razionale, la filosofia e la scienza.  Portando  così a uno sguardo al futuro attraverso il costante dialogo tra passato e presente. Coinvolgendo elementi di cultura orientale e occidentale, la sua arte parla di mistica poesia, sufismo, induismo, taoismo e tradizioni occidentali che risalgono agli antichi romani.

“Sto sviluppando esperienze, il cui risultato potrebbe essere un quadro accurato in cui passato e futuro finiscono allo stesso livello” ha detto Bagnoli nei primi anni ’80.

 Rifiutando l’opposizione dualistica tra forma e significato, Marco  Bagnoli fa della sua arte una realtà “altrove” in cui convergono gli opposti sintetizzando il tutto. Per il creatore l’opera d’arte è un canale di collegamento ideale.  Un modo di sforzarsi verso l’assoluto, e quindi l’estetica è essenziale per scoprire cosa nascondono i misteri della terra.

Mame arte GERMANO CELANT ANALIZZA IL PERCORSO ARTISTICO DI MARCO BAGNOLI Marco Bagnoli
Marco Bagnoli

Curriculum

Bagnoli ha partecipato per molti anni alla Biennale di Venezia (1982, 1993, 1997, 2009) e a Documenta (1982, 1992).  Le sue mostre personali sono state presentate in importanti musei, tra cui il Castello di Rivoli, il Magazin de Grenoble,  il De Appel di Amsterdam, il Centro di Arte Contemporanea di Ginevra. di Ginevra. Nel corso degli anni ha  inoltre realizzato anche installazioni site specific in luoghi toscani di eccezionale valore artistico, architettonico, religioso e spirituale, come la Cappella dei Pazzi, la Villa Medicea dei Cento Camini ad Artimino, la Sala Ottagonale della Fortezza da Basso

 

 

 

 

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Bruna Meloni
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