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ROCCO SCHIAVONE E GLI ALTRI: I DETECTIVE BASTARDI DELLA TV

ROCCO SCHIAVONE E GLI ALTRI: I DETECTIVE BASTARDI DELLA TV

La serie tv ‘Rocco Schiavone’ è passata sotto osservazione per l’attitudine anarchica e sregolata del protagonista. Ma quello dell’investigatore romano è un modello di irregolare che ha una lunga tradizione sul piccolo e grande schermo

Non sono tutti come Nero Wolfe: un forte intuito criminale controbilanciato da passioni innocue per il prossimo, come la collezione delle orchidee e la buona cucina. Rocco Schiavone è solo l’ultimo esempio di detective irregolare, attaccato per piccole facezie da chi ha accusato la serie di veicolare messaggi sbagliati al pubblico televisivo. L’archetipo dell’ispettore sregolato è senz’altro Philip Marlowe, apparso per la prima volta nel libro Il grande sonno nel 1939. Il personaggio nato dalla fantasia di Raymond Chandler, inveterato tabagista ed alcoolista, è stato protagonista, oltre che di film leggendari, anche di una serie televisiva effimera, trasmessa (solo) negli Stati Uniti tra il 1959 e il 1960. Altro protagonista dell’hard boiled e ulteriore icona del detective borderline è Sam Spade: il personaggio creato da Dashiel Hammett è stato protagonista di molti film e di una lunga serie radiofonica di successo, ma non è stato (ancora) portato sul piccolo schermo, diversamente dal Mike Hammer, personaggio scritto da Mickey Spillane, la cui gloria televisiva è databile dal 1958 al 1959 e dal 1984 al 1989, quando è stato portato sul piccolo schermo dal regista Larry Brody. La carovana di questi eclatanti modelli culturali e trasgressivi del passato continua nel presente con i celeberrimi protagonisti di True Detective (Rust Cohle) Shield (Vic Mackey): il primo un nichilista tossico ed assassino, il secondo violento e corrotto. Per non parlare del vendicatore e schizofrenico Dexter, medico forense specializzato in assassini seriali. 

La figura di Rocco Schiavone uscita dalla penna del giallista Antonio Manzini non sembra esplicitamente ispirarsi a nessun investigatore legato all’immaginario collettivo, ed è di fatto quasi impossibile trovarne di simili nel panorama storico delle serie e degli sceneggiati italiani, ad esclusione dell’unico personaggio che gli si può minimamente accostare per spacconeria e provenienza geografica: Nico Giraldi, ispettore interpretato da Thomas Milian  in una serie di film dal 1976 al 1984 dal passato criminale (per questo soprannominato Er Pirata). Giraldi è quanto ci si può aspettare da un personaggio solo poco meno trucido del più noto alter ego dell’attore, Er Monnezza: coatto e lontanissimo da ogni tentativo di elucubrazione. Per il resto, nel pantheon degli ispettori tv abbiamo professionisti disincantati, rosi dalla malinconia del mestiere investigativo come l’avvocato Guerrieri di Carofiglio e il commissario De Luca di Carlo Lucarelli, creatore anche di Coliandro, ‘bravo ragazzo’ solo un po’ vivace. Per non citare quello che è ormai nient’altro che un fenomeno di folklore siciliano: Salvo Montalbano. Quello che manca in tutti questi personaggi è la minima vena di cattiveria ed ambiguità: il noir non ha mai fatto capolino nel nostro panorama televisivo e cinematografico e il personaggio di  Rocco Schiavone, con le sue canne e piccole o grandi paranoie, non interrompe il nostro stato catatonico.

Boris Stoinich
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