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U2, ‘THE JOSHUA TREE’: 10 COSE CHE NON SAPETE SULL’ALBUM E SUL TOUR

U2, ‘THE JOSHUA TREE’: 10 COSE CHE NON SAPETE SULL’ALBUM E SUL TOUR

Tutto pronto per il doppio live degli U2 all’Olimpico di Roma. I principali segreti di ‘The Joshua Tree’, disco e anima pulsante del nuovo tour

Uscì nel marzo 1987 e cambiò la vita di una band ancora in fiore, gli U2, deviando i binari della storia del rock. ‘The Joshua Tree‘ non è soltanto un disco colmo di belle canzoni. E’ una summa poetica, un distillato del meglio di Bono Vox e compagni. Ai tempi in cui i quattro di Dublino potevano permettersi di parlare di guerra e politica senza sembrare retorici.

E questa sera tornerà ad essere suonato per intero. Al doppio – attesissimo – concerto degli U2 all’Olimpico di Roma. Un’occasione per tornare indietro, ai tempi del rock splendente. Che la stessa band di Bono Vox ha provveduto ad insabbiare selvaggiamente (o saggiamente, vedendo la cosa dal punto di vista del mercato discografico) , con i dischi usciti dalla fine degli anni ’80 ad oggi.

Ecco alcune cose che forse non sapete sul disco-capolavoro della band.

DOVE AVVENNE LA ‘MAGIA’.

Le prime registrazioni del disco avvennero all’interno di una casa in stile georgiano, a Rathfarnham (fuori Dublino) nel gennaio 1986. E finiranno al termine dell’anno successivo. La stessa casa verrà acquistata da Adam Clayton. Questo il ricordo di The Edge: “Ci siamo piazzati così in quella bella casa in stie georgiano ai piedi delle montagne di Wicklow. Circa mezzo miglio di distanza dal Columba’s College dal quale Adam era stato vergognosamente espulso”. 

LE (IMPREVEDIBILI) ISPIRAZIONI MUSICALI. 

‘I Still Haven’t Found What I’m Looking For’ esibisce le influenze ‘originarie’ della band di Bono. Come molte delle canzoni di ‘The Joshua Tree’ nasce dalle ispirazioni principali dei tempi. La musica gospel. Un atmosfera spirituale sottolineata dalla vocalità di Bono e dal sottile arpeggio di The Edge.  Nasce come demo intitolata inizialmente, durante la jam session, ‘The Weather Girls’ e ‘Under the Weather’.

L’INGANNO DELLA COVER. E LA TRAGEDIA.

La foto di copertina dedicata al ‘Joshua Tree’, realizzata dal grande Anton Corbijn, non è stata realizzata al Joshua Tree National Park. Un luogo che molti fanno hanno preso d’assalto alla ricerca dell’albero e dello sfondo desertico catturato dal fotografo. Un misunderstanding che sfociò addirittura in tragedia. Una coppia sposata, infatti, venne trovata morta all’interno del parco nel 2011, colpita da infarto dopo aver cercato invano il luogo dello scatto.

‘ONE TREE HILL’ E’ LA DEDICA A UN AMICO DI BONO. 

Il titolo deriva dal nome di un parco in Nuova Zelanda. Ed è stata scritta in memoria di Greg Carroll, amico neozelandese, roadie, e amico di Bono, morto nel 1986 per un incidente in motocicletta.

BONO: I RISCHI DEL MESTIERE.

Il leader della band si ferì due volte durante il primo tour di ‘The Joshua Tree’. Nel primo caso ebbe bisogno di alcuni punti per chiudere una ferita al mento. Nel secondo caso, mesi dopo, si slogò un braccio. In alcuni concerti del tour Bono si esibì con il braccio completamente fasciato.

UN’ONORIFICENZA INATTESA. 

Nel 2014 la Biblioteca del Congresso degli Stati Uniti giudicò l’album meritevole d’essere ‘protetto all’interno del National Recording Registry. Destino che lo accomuna ad altri grandi dischi del passato, considerati ‘culturalmente, storicamente o esteticamente significanti’. Come ‘The Land is your Land’ di Woody Guthrie. O ‘Strange Fruit’ di Billie Holiday.

NESSUNA NOSTALGIA: ‘THE JOSHUA TREE’ É PIÙ ATTUALE CHE MAI. 

The Edge ha confessato che il tour in corso non è semplicemente un tuffo nel passato. Il chitarrista ritiene infatti che i brani del disco, che parlano di politica, spiritualità e questioni sociali durante l”epopea’ reaganiana e thatcheriana, hanno abbiano ancora più rilevanza nel panorama politico attuale. Come confessò Rolling Stone: “Queste canzoni hanno un nuovo significato e una nuova risonanza oggi, che non avrebbero potuto avere tre o quattro anni fa”.

IERI E OGGI. UN CONFRONTO TRA I DUE TOUR. 

Il primo tour dedicato all’album fu un affare grandioso per gli U2. 112 grandi concerti in un periodo di 8 mesi. Per un guadagno di circa 40 milioni di dollari. Il tour del 2017 ne garantirà molti di più…

WHERE THE STREET HAVE NO NAME’ POTEVA FINIRE NELLA SPAZZATURA. 

Una delle hit più amate dell’intera discografia degli U2 poteva non vedere la luce. Brian Eno, che produsse l’album, era infatti così frustrato dalla difficoltà della registrazione da essere sul punto  di buttare le parti del pezzo incompleto fino ad allora composte.

UN CLASSICO SCARTATO DALL’ALBUM. 

Una futura hit della band, ‘The Sweetest Thing’ fu scartata dal ‘final cut’, per essere riproposta poi più di dieci anni dopo in un altro disco della band. La canzone fu composta da Bono in forma di dedica alla moglie in cui il cantante si scusava per le sue mille assenze da casa. Nel video musicale girato nel 1998 appare così evidente il significato del pezzo, sottolineato dalla parata musicale e dal dono dei fiori.

Boris Stoinich
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