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BOB DYLAN: DAL NOBEL A TRIPLICATE

BOB DYLAN: DAL NOBEL A TRIPLICATE

Esce domani il triplo album di cover di Bob Dylan, ‘Triplicate’. Un emozionante  viaggio nella storia della musica americana dagli anni ’30 ai ’50

Bob Dylan continua a stupire, rimanendo semplicemente sé stesso. Ritroso alle attenzioni dei giornalisti e dedito a ritiri misantropici? Ecco arrivare lo smisurato fiume di parole dell’intervista rilasciata pochi giorni fa. Definitivo rifiuto al Nobel per personali idiosincrasie o vaghe lunaticità? Nient’affatto. Totale indipendenza autoriale? Ecco arrivare ‘Fallen angels’, disco dedicato al re dei crooner, Frank Sinatra. Svolte elettriche e definitiva svendita al ‘diavolo’ del mercato? Ecco ‘Triplicate’, super lavoro filologico e tradizionalista che omaggia la musica americana dei decenni ’30, ’40, ’50: un triplo salto carpiato all’indietro, dal quale il nostro uscirà non solo incolume, ma ancora più abbagliato dai riflessi del mito rock.

Triplicate‘ raccoglie 30 riletture di grandi classici della musica americana. Ogni disco, contenente 10 brani, sarà dedicato a un tema e a un’atmosfera:‘Til the sun goes down’, ‘Devil Dolls’, ‘Comin Home Late’. Nei brani “I Guess I’ll Have to Change My Plans,” “I Could Have Told You,” “My One and Only Love,” “Stardust,” “Why Was I Born”, troviamo forse il meglio della sua tripla fatica. Cinque canzoni che suonano come un abbraccio, quasi arrivateci direttamente da un viaggio del tempo, un salto di 80 anni dalle luci delle vecchie sale da concerto della prima metà del novecento ai nostri giorni. Su tutto troneggia l’agrodolce malinconia dell’amato tradito, del vagheggiatore di un tempo andato: quello in cui le canzoni potevano essere scritte e cantate con onestà e purezza, prima della grandeur dei cantautori impegnati degli anni ’60, prima del caos di generi e di ibridazioni di generi che confonde le acque discografiche dagli anni ’80 ad oggi. La voce di Dylan di “My One and Only Love” sembra venire da un pianeta lontano, proveniente da un giradischi innaturalmente rallentato, pronto a spegnersi da un momento all’altro: una prova suadente e magnifica, pregna di sentimento e scevra di ogni sentimentalismo, da cui fortunatamente il menestrello di Duluth è sempre stato immune.

Triplicate’ è sia un tributo che uno sguardo tenero verso la stessa giovinezza dylaniana, e insieme un’occasione per apprezzare al meglio l’intera discografia dell’artista alla luce di una carriera che sembra non finire mai. Dylan è sempre più enigmatico, e più umano: e questo ci tocca come un bene prezioso.

Boris Stoinich
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