MAISON LEMARIÉ, L’ATELIER PARIGINO CHE FA SOGNARE LA MODA

MAISON LEMARIÉ, L’ATELIER PARIGINO CHE FA SOGNARE LA MODA

Lemarié, il savoir-faire dell’atelier parigino da Chanel a Dior

Spesso capita di rimanere incantati di fronte ad abiti leziosi presentati in passerella durante le settimane della moda. La bellezza di alcuni ricami, non tutti lo sanno, portano la firma di Lemarié, un atelier parigino che dal 1880 è al servizio del settore.

Mame Moda Maison Lemarié, l'atelier che fa sognare la moda. André Lemarié
Andreé Lemarié ha ereditato l’atelier dalla nonna Palmyre Coyette

La maison è stata fondata da Palmyre Coyette, modista, virtuosa del ricamo e abile donna d’affari francese.

L’immenso patrimonio accumulato negli anni fu donato, nel 1925, ad André Lamerié: nipote della donna che ereditò la sua passione per il ricamo e per il bello.

Ci troviamo negli anni Venti, decennio visionario, di cambiamenti nel costume, di donne forti e coraggiose come Gabrielle Bonheure.

Non fu difficile per André avvicinarsi alla visione estetica della celeberrima mademoiselle della moda. Tra Lemairé e Chanel ci fu subito un accordo simbiotico fatto di un interscambio piacevole di interessi reciproci.

Negli anni Sessanta fu proprio l’atelier a realizzare il simbolo di Chanel, le camelie.

Il perdurare di una produzione eclettica, dedita alla realizzazioni di stupefacenti creazioni ricamate, fu tentativo di una scalata importante nel settore che portò Lemarié a stringere accordi con Christian Dior, Nina Ricci e Cristobal Balenciaga.

Ad André fu riconosciuto, nel 1994, il titolo di Master of Art per il suo contributo alla moda.

L’attività dell’atelier ha avuto la sua benedizione grazie alla lavorazione del piumaggio (Plumerie), dettaglio indice di eleganza tra le donne più ambienti del XX secolo.

Mame Moda Maison Lemarié, l'atelier che fa sognare la moda. Palmyre Coyette
In alto a sinistra un ritratto di Palmyre Coyette

In piena Belle Époque, infatti, le piume adornavano sia abiti che copricapi a capote. Come attesta la copertina di Vogue disegnata da George Plank nel 1916, la donna-uccello va a sostituire la donna-fiore. La medesima tendenza fu rilanciata negli anni Venti. Le frange e gli abiti taglio sbieco (quest’ultimi disegnati da Madeleine Vionnet) furono, assieme alle piume, un vezzo della moda Charleston.

Lemarié creò un team di lavoro ricco di figure professionali. Le “Crafts” dell’atelier erano abili ricamatrici, modiste, calzolai, cappellai, eccetera.

Con il passare dei secoli, con l’affievolirsi della moda sfarzosa a favori della semplicità, il settore subisce una battuta d’arresto.

La limitazione dell’utilizzo del piumaggio per preservare la fauna a rischio di estinzione, ridusse drasticamente gli atelier parigini.

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Se nel 1900 erano circa trecento i laboratori di plumasserie, negli anni Sessanta si ridussero a cinquanta fino a scomparire del tutto nel 2000, anno in cui è solo Lemarié a poter vantare la produzione.

Per preservare la produzione e il know-how dell’atelier, nel 1996 Chanel acquisisce l’azienda che ancora tutt’oggi fa parte della società Paraffection.

Dalla sua acquisizione, la maison di lusso francese propone, ogni anno, una speciale sfilata dal titolo “Metiérs d’Art“.

Lemarié realizza, grazie all’abilità delle sue ricamatrici, pezzi unici di ricamo applicati o cuciti direttamente sul tessuto.

I fiori creati dal laboratorio forgiano, tutt’ora, le collezioni delle più importanti e longeve case di moda.

Un esempio è l’ultima collezione Haute Couture autunno/inverno 2018-19 di Dior, un’esplosione di piume che porta la sigla di Lemarié.

 

 

 

 

Stefania Carpentieri
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