HUBERT DE GIVENCHY, STORIA DI UN GRANDE SARTO

HUBERT DE GIVENCHY, STORIA DI UN GRANDE SARTO

Hubert de Givenchy, il couturier che stregò tutti con la Bettina

Hubert de Givenchy è morto il 10 marzo 2018 all’età di novantuno anni.

Per lungo tempo il suo nome è stato dimenticato fino al giorno della sua dipartita.

Hubert de Givenchy, dopotutto, aveva deciso di trascorrere gli ultimi anni della sua vita lontano dai riflettori, accompagnato dal suo amore, Philippe Venet.

Hubert de Givenchy, oggi ritenuto dalla stampa internazionale e nazionale “l’ultimo couturier” rimasto in vita ha introdotto, nella moda, uno stile semplice e rigoroso, aggraziato ed elegante.

Il “gentleman” della moda, che nella sua prima collezione presentò una modesta camicia bianca in cotone, con dettagli in volant bianche e nere sulle maniche, debutta nel 1952 all’età di venticinque anni.

Il suo ingresso nel pret-a-porter fu acclamato allo stesso modo del New Look di Dior.

Ma chi era Hubert de Givenchy?

Ve lo raccontiamo noi in quattro punti.

La famiglia

Hubert de Givenchy era un uomo di origini nobili.

Aveva sostenuto una strenua lotta con la famiglia borghese e protestante che non poteva pensare a un figlio nella piovra della moda. Aveva trovato subito, con grande fortuna, l’accoglienza dell’atelier di Jacques Fath, il più giovane, estroso, trascinante sarto del momento”,dichiarò Maria Pezzi.

Si riconciliò con i suoi famigliari solo quando si presentò alla porta di Robert Piguet, sarto svizzero, classico e soprattutto protestante.

 

La carriera

Dopo un breve periodo da Lelong, Givenchy approda nell’atelier dell’eclettica Elsa Schiaparelli.

Furono quattro anni fruttuosi per il talentuoso sarto di origine italiane.

Lì, poté conoscere gli artisti surrealisti che ruotavano nell’orbita di Schiaparelli, studiare le tecniche del taglio, affinare e definire il concetto di classicismo ed eleganza.

Hubert de Givenchy
Bettina, l’iconica blusa di Givenchy

La blusa Bettina, che porta il nome di una celebre indossatrice degli anni Cinquanta, entra nelle grazie della stampa.

Il clamore di questa camicia di cotone con volant in pizzo Sangallo ricamato con filo di cotone nero, lo erige a couturier del momento portandosi alla pari del collega Christian Dior.

A Hubert va il merito di aver creato l’immagine di una donna raffinata che amava indossare abiti a sacco (’53), il mantello dal collo avvolgente (’58) e quello a garitta, la gonna a palloncino, l’abito a bustino (’69), gli abiti a grembiule, pantaloni con micro stampe floreali, tailleur.

Elegge a maestro ed esempio, Cristobal Balenciaga, lo spagnolo rigoroso, abile a creare strutture architettoniche nei suoi abiti.

Il suo più grande sogno era entrare nelle sue grazie e, in qualche modo, il giovane aristocratico della moda intraprese le sue orme.

Nel 1957, infatti, come Balenciaga, decide di non ammettere più la stampa alle sfilate. La collezione era presentata otto settimane dopo i clienti, proprio per non influenzare la scelta delle sue compratrici.

Avrebbe voluto entrare da Balenciaga come ragazzo di bottega. Lo considerava il suo dio” commenta Maria Pezzi.

Fu la direttrice Renée a rifiutare la sua candidatura. Conobbe Cristobal qualche anno dopo. Da lui imparò l’onestà di non barare né nella vita né sul lavoro.

Si ritirò dalle scene nel 1988 vendendo la sua maison al gruppo di lusso LVMH di Bernard Arnault.

 

La musa

L’attenzione dei media gli è assicurata grazie ad Audrey Hepburn.

L’attrice britannica vestiva le sue creazioni non solo sul set ma anche nella vita privata.

Di lui disse: “Personalmente dipendo da Givenchy come le donne americane dipendono dal loro psichiatra”.

Nel 1961, il tubino nero in raso, disegnato dal sarto, divenne il protagonista della celebre scena di apertura della commedia romantica “Colazione da Tiffany” diretto da Blake Edwards.

Nel filmSabrina” la bella attrice indossa un abito Haute Couture con scolatura netta e coda ampia. Il bianco candido era scandito da ricami di corolle in contrasto con il tessuto.

Audrey diventò, inoltre, il volto della prima profumazione di Givenchy, L’Interdit.

La storia della nascita del profumi è per certi versi abbastanza divertente.

Hubert de Givenchy volle omaggiare la sua musa ispiratrice con una fragranza. Quando il couturier le comunicò l’intenzione di commercializzare il profumo, Audrey contrariata, gli urlò: “Mais, je vous l’interdis” (ve lo proibisco).

Come andò a finire è noto a tutti!

Il legame con lo stilista, molto spesso menzionato come fratello, durerà fino alla sua morte.

Questo slideshow richiede JavaScript.

Vita privata

Quando nel 1952 Hubert de Givenchy apre il suo primo atelier a Parigi, nell’avenue George V, a sostenerlo ci fu Philippe Venet, anch’egli sarto di professione.

Nel 1961 Venet decise di mettersi in proprio lasciando il compagno a gestire la maison in solitaria.

Hubert de Givenchy
Hubert e il compagno Philippe Venet

Nel 1988 e in comune accordo, decisero di ritirarsi dalle scene. Philippe chiuse definitivamente il suo marchio mentre Hubert lo cedette a LVMH.

I due si trasferirono in rue de Grenelle a Parigi, prendendosi cura l’uno dell’altro.

La notizia della morte dello stilista è stata annunciata proprio da Venet, solo due giorni dopo dal decesso del compagno.

 

 

 

 

 

 

Stefania Carpentieri
Meet the author / Stefania Carpentieri

Leave a Reply

Your email address will not be published.

You may use these HTML tags and attributes: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <s> <strike> <strong>