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BENETTON, CROLLA IL MITO DELLA MAGLIERIA

BENETTON, CROLLA IL MITO DELLA MAGLIERIA

Dalla maglieria alle autostrade, il caso Benetton dopo la strage di Genova

Non basta chiedere scusa dopo una strage annunciata. I vertici dell’azienda ora fanno mea culpa ma intanto trentacinque vite sono state spezzate a causa della superficialità di qualcuno. Ma la colpa è forse tutta della famiglia Benetton?

Sarà la magistratura e i risultati dell’inchiesta a trovare i veri colpevoli della sciagura avvenuta il 14 agosto scorso con il cedimento strutturale del Ponte Morandi, ma oggi c’è quell’insana voglia di trovare un capo espiatorio che, in questo caso, porta il nome dei Benetton.

Le colpe, dopotutto i signori della maglieria ce l’hanno. Siamo onesti. Non sono forse loro a controllare il 30% di Atlantia Autostrade attraverso Sintonia? Azionisti di maggioranza. Suona bene per chi è imprenditore ma diventa un macigno sulle spalle quando bisogna prendersi le responsabilità in sciagure come queste.

Gli inizi del mondo del tessile.

Mame Moda Benetton, crolla il mito della maglieria. ADV Toscani
ADV firmata da Oliviero Toscani

È il 1965 quando, a Ponzano Veneto, i fratelli Luciano, Giuliana, Gilberto e Carlo Benetton (scomparso di recente) fondano l’azienda di maglieria e moda pronta.

L’impresa decolla in brevissimo tempo e da laboratorio artigianale diventa un’azienda che sfiora i 9 miliardi di fatturato.

Mia sorella Giuliana“, racconta Luciano, “confezionava maglie per un negozietto delle nostre parti. Un giorno, mi regala un maglione di un luminosissimo colore giallo. Beh, tutti lo volevano. Erano stanchi dei colori tristi e smorti dell’epoca. Allora ho detto: dai, proviamo, tu Giuliana crei e io vendo. Abbiamo comprato una vecchia macchina che faceva le righe alle calze a rete. La vendevano al peso del ferro. L’abbiamo trasformata. Da allora non ci ha più fermati nessuno.”

Per Mediobanca è il dodicesimo gruppo industriale italiano più importante del nostro Paese.

Metà dei ricavati sono attribuibili alle attività tradizionali e alle licenze per accessori, biancheria intima e della casa, per metà derivanti dalle attività di merchant banking, grande distribuzione, autogrill e settore immobiliare.

Nel 1999 Edizione Holding (società che controlla Benetton Group n.d.r.) consegue un fatturato di 9.028 miliardi di lire (escludendo Autostrade) raggiungendo un risultato netto di 390 miliardi di lire. L’utile netto è in crescita del 45,7% rispetto al 1998.

La storia del marchio è altalenante, scritta da cessioni di brand (Prince ed Ektelon) e aperture e chiusure di flagship store (negli anni Novanta si contavano circa 7 mila negozi in 120 Paesi in tutto il mondo).

Le campagne pubblicitarie firmate da Oliviero Toscani.

Dal 1982 Oliviero Toscani è stata una firma costante delle campagne, spesso provocatorie, del marchio di Ponzano Veneto.

Dalle ADV contro l’AIDS a quelle a favore delle famiglie arcobaleno: Toscani non ha mai risparmiato la sua arte controversa per la sua “famiglia”, al costo di essere attaccato dai perbenisti.

Le sue, sono immagini dissacratorie, così come i suoi commenti post tragedia che ha sconvolto non solo Genova ma l’Italia tutta.

Gli italiani? Incattiviti. Ce l’abbiamo con tutti” ha dichiarato all’indomani della sciagura. E a dire che su quel ponte maledetto, quel giorno sarebbe dovuto transitare con la moto. Il fato benevolo ha voluto, però, che di lui se ne parlasse sui giornali per i commenti shock contro i suoi compatrioti.

Ma scherziamo? Perché questa cattiveria: che popolo frustrato quello italiano, che popolo infelice! Da fotografo e da uomo immagine posso dire proprio questo: siamo un popolo di infelici, incattiviti. Ce l’abbiamo con la nostra condizione, secondo me è per una colpa nostra. Ma allora prendiamoci a sberle per strada, sarebbe più sano a questo punto. Che popolo cattivo. E non dico solo quello italiano, l’umanità. Ce l’abbiamo con tutti.” riferisce a Corriere.it

Benetton e l’Autostrada.

Gli imprenditori hanno uno stretto, anzi strettissimo legame con Autostrade per l’Italia che gestisce ben 2855 km di rete autostradale avendo 30,25% di azioni in possesso.

Nel solo 2017 il gruppo ha incassato la cifra stratosferica di 3,5 miliardi di euro con un margine lordo di 2,4 miliardi di euro. Tale cifra è stata raggiunta attraverso i pedaggi autostradali, quelli, per essere concreti, utilizzati dalle povere vittime per attraversare Ponte Morandi.

È il 1999 quando Società Autostrade perse completamente il controllo delle reti autostradali.

Mame Moda Benetton, crolla il mito della maglieria. Ponte Morandi
Ciò che rimane di Ponte Morandi dopo il crollo

L’allora ministro dell’Industria, Paolo Savona, decise di privatizzare le autostrade. E fu proprio da tal consenso che Atlantia, società in mano a Gilberto Benetton,acquistò le azioni che hanno portato alla conquista di Autostrade.

Ma cosa è successo? Chi è il complice di quanto accaduto? Perché nessuno, dopo le ispezioni di circa dieci anni fa al Ponte Morandi, non ha tenuto conto del referto ma ha gridato agli inutili allarmismi?

Ai funerali di Stato, tenutesi il 18 agosto e ufficiati dal cardinale Angelo Bagnasco, i Benetton non hanno tenuto a presenziare ma anzi, il giorno di Ferragosto, non hanno rinunciato al mega party sulle Dolomiti con circa novanta ospiti a fare baldoria.

Gli estimatori del marchio però, non hanno gradito e sui Social si sono scatenati commenti aspri rivolti agli imprenditori.

Ed è già pronto un boicottaggio ai danni del marchio.

 

La voce Benetton è sul Dizionario della Moda di MAM-e.it

Dall’82 le campagne pubblicitarie della produzione Benetton, campagne innovative e spesso provocatorie, hanno la firma di un grande fotografo, Oliviero Toscani, creatore oltre che di immagini anche di slogan e di messaggi. Gli scatti del maestro hanno come protagonisti modelli di etnie diverse, proprio come vuole lo slogan United Colors of Benetton. Il brand italiano parlò anche di questioni controverse come AIDS, vittime della Guerra del Golfo e così via: dalle immagini di un neonato appena nato completo di cordone ombelicale, a una foto di un paziente sieropositivo mentre giace morente in ospedale, le campagne di Benetton hanno sollevato polemiche e posto il marchio sempre al centro della scena.”

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Stefania Carpentieri
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