The Promise Ring, l’intervista

Milano, 24 aprile – Vengono da Milwaukee, la città di Happy Days, ma le loro canzoni sembrano nate e cresciute nel nord dell’Inghilterra. I Promise Ring (foto) sono stati collocati da molti giornali musicali nella cosiddetta scena emo insieme a band come i Get Up Kids ma l’ascolto di Wood/Water, il loro nuovo album appena uscito per la Anti/Epitaph, suggerisce piuttosto un accostamento con la grande scuola pop britannica. A partire dagli Smiths, del cui produttore Stephen Street si sono «appropriati» per registrare le loro nuove canzoni. Abbiamo fatto quattro chiacchiere con Jason Gnewikow, chitarrista del gruppo, per farci raccontare qualcosa in più sul mondo dei Promise Ring. Come mai avete scelto Stephen Street per produrre il vostro nuovo album? «Ci piacevano molto alcuni album di altri gruppi a cui Stephen aveva lavorato: in particolare Strangeways, Here We Come degli Smiths e Parklife dei Blur. Una volta deciso che sarebbe stato lui il produttore, ci ha chiesto di andare in Inghilterra a registrare i nuovi brani perché non voleva allontanarsi troppo dalla sua famiglia. Noi abbiamo accettato volentieri e il cambiamento di ambiente è stata per noi un’ulteriore novità che ha aggiunto entusiasmo a quello che già provavamo prima di metterci al lavoro». A proposito di novità, siete contenti di essere passati a una nuova etichetta, la Anti/Epitaph? «Siamo contenti perché così avremo una miglior distribuzione. Non è che vogliamo avere successo a tutti i costi, però ci piacerebbe molto venire a suonare in Europa e avere tanto pubblico ai nostri concerti. La Anti ci ha contattati e siamo stati contenti di firmare per loro: per questo album abbiamo potuto permetterci una maggior rilassatezza nel registrare le canzoni. Prima eravamo abituati a fare tutto in una dozzina di giorni, mentre adesso, avendo più soldi a disposizione, abbiamo svolto il lavoro di registrazione nell’arco di sei settimane». Cosa pensate del fatto che le vostre canzoni, come quelle di tutti i musicisti che godono di una certa notorietà, possono essere scaricate gratuitamente da Internet? «È difficile avere una posizione precisa sull’argomento. Noi stessi abbiamo pubblicato sul nostro sito web dei file mp3 con alcune canzoni del nuovo album. Non siamo quindi contrari a queste tecnologie. Il rischio è che si trasformino in una lama a doppio taglio: da un lato l’mp3 rappresenta un buon veicolo promozionale, dall’altro, essendo gratuito, rischia di danneggiare economicamente i musicisti impedendogli di continuare a vivere del loro mestiere». Cosa avreste fatto se l’avventura dei Promise Ring non fosse approdata a un contratto discografico? «È difficile dirlo. A me sarebbe piaciuto fare il fotografo ma ovviamente sono molto più contento così». (maurizio zoja)

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