CARRÀ, CARLO

CARRÀ, CARLO

Carlo Carrà dalla parabola futurista a quella del ritorno all’ordine, passando per il cubismo, De Chirico e l’intuizione metafisica.

Carrà, Carlo (Quargnento 1881-Milano 1966). Pittore e saggista d’arte italiano, figura di spicco sia nel futurismo che nel movimento metafisico.

Si unì ai futuristi nel 1909, e alcune visite a Parigi tra il 1911 e il 1912 portarono l’influenza cubista nel suo lavoro.

Nella sua opera più conosciuta, Il funerale dell’anarchico Galli (1911, MoMA, New York), per esempio, combinò il tipico dinamismo futurista con un senso più cubista di severità strutturale.

Nel 1915, dopo l’incontro con Giorgio De Chirico, passò alla pittura metafisica, producendo una ventina di opere con gli elementi caratteristici della pittura di De Chirico, manichini, porte socchiuse, interni dai significati misteriosi ecc., anche se privi della stessa atmosfera sinistra (addirittura alcuni mostrano una certa ironia).

Nel 1919 Carrà pubblicò il saggio Pittura metafisica, ma nello stesso anno ruppe i rapporti con De Chirico e ne abbandonò lo stile.

Negli anni Venti e Trenta sostenne gli ideali classici del Novecento italiano, difendendo il ritorno ai valori tradizionali nel diario Valori Plastici e sul quotidiano milanese L’ambrosiano, per il quale fu critico d’arte dal 1921 al 1938.

Dal 1941 al 1952 fu docente di pittura presso l’Accademia di Brera.

La sua pittura dopo la seconda guerra mondiale divenne più morbida, caratterizzata da una pennellata più libera.

Valerio Passera
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